Come disintossicarci da Facebook.

Facebook è una grande risorsa se utilizzato in maniera intelligente.

E’ del social network per eccellenza che parleremo in questo articolo, che si pone, come fine ultimo, un utilizzo consapevole e costruttivo dello strumento di socializzazione e condivisione più utilizzato al mondo.

Ciò che rende Facebook così popolare è la sua illusione di socializzazione anche per chi, a seguito del suo avvento, si è lentamente e inesorabilmente isolato nella sua stanza, alla ricerca di like e condivisioni.

Questo è l’effetto Zuckemberg, il Markreatore della nuova frontiera delle amicizie, quelle virtuali, quelle non approfondite, quelle finte, ma che ci piacciono tanto.

Se per le aziende Facebook può e sarà una risorsa indiscutibile, immaginate l’eco di un evento creato da un ristoratore, piuttosto che la promozione di un articolo “postato” da un negoziante, rispetto al più semplice passaparola ormai obsoleto, per l’utente medio rappresenta la più grande trappola in termini di libertà, in quanto la proposta continua di profili e le loro condivisioni lo inducono alla totale perdita della cognizione temporale.

Ma come può Facebook risultarci utile?

Qualche tempo fa ho letto una frase su cui è utile soffermarsi: “Ognuno ha la bacheca Facebook che merita”.

Clamorosamente vero! L’algoritmo di proposta della bacheca Facebook è uno dei più complessi al mondo, si basa sull’incrocio di migliaia di dati, creandoci davanti agli occhi la realtà che nutre la nostra vita quotidianamente, offrendoci profili affini ai nostri interessi, dandoci l’immensa possibilità di aprire finestre nuove sul mondo.

Attraverso l’utilizzo critico/consapevole possiamo trovare risorse e file molto utili per approfondire le più svariate tematiche, questo grazie principalmente  alla formazione dei gruppi che raccolgono utenti con finalità e interessi comuni.

Come possiamo sfruttarlo a nostro favore?

Su Facebook troviamo tutti, se dobbiamo ricevere una persona per la prima volta in ufficio o a casa, basta aprire il social e ricercarne il nome, avremo molte più informazioni da Facebook che dal suo amico più stretto.

Facebook ci dirà immediatamente se abbiamo amici comuni, dove ricercarne il nome, avremo molte più informazioni da Facebook che dal suo amico più stretto.

Facebook ci dirà immediatamente se abbiamo amici comuni, dove lavora, che ruolo svolge, quali sono le pagine che segue, i film che gli sono piaciuti, la sua situazione sentimentale, quali tipi di foto pubblica, quali luoghi ha visitato, quale registro o linguaggio usa per comunicare,  insomma Facebook ci fa l’analisi logica e grammaticale della nostra e dell’altrui personalità e la propone senza filtri.

Per questo sarebbe utile prestare attenzione alle informazioni che doniamo in pasto alla massa di utenti che popolano il social più social che sia mai esistito.

Ma soprattutto, possiamo disintossicarci? E come?

Disintossicarci da ciò che ci piace non è mai semplice, tanto più se i gesti sono diventati automatici.

Purtroppo i social creano dipendenza e abbiamo il dovere di rendercene conto.

Ciò che è in nostro potere fare è prediligere una cosa piuttosto che un’altra.

Tentate di cercare voi le pagine che vi ispirano, quelle che vi fanno sorridere, quelle che vi fanno sognare luoghi mai visitati, pagine di personaggi che insegnano qualcosa.

Personalmente non c’è cosa che mi abbia annoiato di più dei selfie in tutti i luoghi possibili, foto ritoccate al punto da non riconoscere la persona fotografata, testi senza grammatica e punteggiatura, insomma cambiamo i nostri punti di riferimento e Facebook non ci trasformerà più in stalker, ma in allievi, riempiendoci, anzichè svuotandoci.

3 pensieri su “Come disintossicarci da Facebook.

  1. Sono una delle poche persone al mondo a non avere un profilo Facebook. Un po’ perché tengo alla mia privacy, un po’ perché a mio giudizio Facebook diminuisce gli argomenti di conversazione. In che senso? Cerco di spiegarlo.
    Prima di Facebook, quando cominciavi a conoscere una persona tu di essa conoscevi solo poche informazioni fondamentali (nome, cognome, età eccetera), e di conseguenza lei per te era un territorio inesplorato, un libro ancora da leggere, un mondo sconosciuto. Lo stesso valeva per l’altra persona, e quindi avevate mille cose di cui poter parlare: film preferiti, libri, musica eccetera.
    Facebook ha ucciso tutto questo, perché adesso, quando 2 persone iniziano a conoscersi, questi dettagli li scoprono “scavando” nei rispettivi profili Facebook, non parlandone a voce. Così, quando queste due persone avviano una conversazione, non possono più tirar fuori delle domande per rompere il ghiaccio del tipo “che film ti piacciono” o “che musica ascolti”. E se anche le tirano fuori e cominciano a parlarne, l’uno sa già cosa risponderà l’altro, e quindi non c’è più l’effetto sorpresa.
    Facebook ha eliminato quella che gli inglesi chiamano “small talk”, la conversazione su argomenti di poca importanza che serve a creare un’ atmosfera rilassata tra 2 persone. Sei d’accordo?

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    1. Sono d’accordo con te, anche se raramente mi è capitato di conoscere qualcuno e “indagare” il suo profilo con l’interesse di cui parli tu, in realtà siamo liberi sia di pubblicare se e quali film ci piacciono così come siamo liberi di non stalkerare la persona cercandone ogni dettaglio, certo però è un filtro che può risultare utile se utilizzato con parsimonia.
      Io credo che Facebook non sia il luogo della perdizione, io sono felice di esserci, ho smesso di condividere ogni cosa, perchè tengo alla mia privacy, ma soprattutto per tutelare i miei figli che senza avermi dato il consenso si trovavano con il loro faccino su tutte le foto del mio profilo, ma è una scelta personale.
      Mi piace esserci perchè se il mondo va avanti, mi piace sapere come evolve e prenderci sempre nuove misure, ho trovato tra l’altro gruppi di bloggers, piuttosto che di networkers digitali che mi hanno aiutato tanto a crescere anche professionalmente, quindi stop alla condivisione ad ogni costo, stop a selfie di basso rango, via libera a nuove risorse online, strumenti nuovi provati da altri per il loro lavoro ed utilizzabili da altri e ancora via libera alla condivisione di contenuti veri.

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      1. Ah, sono totalmente d’accordo. Soprattutto se i selfie di basso rango sono accompagnati da discorsi pseudo – filosofici totalmente scollegati dall’immagine in questione, e buttati là a casaccio per nobilitare quella che altrimenti sarebbe soltanto la foto di un culo o di una tetta.
        Tra l’altro spesso questi discorsi non sono neanche stati scritti da chi gestisce l’account: l’utente in questione si è limitato a copia&incollarli da qualche sito pieno di citazioni fintamente profonde.
        Sdrammatizzo un po’ il tono di questo commento consigliandoti questo carinissimo film: https://wwayne.wordpress.com/2017/10/08/due-come-noi/. Mi ha fatto spanciare dalle risate! 🙂 L’hai già visto?

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