Ti faccio una promessa!

Sono venuta a trovarti, lì, nell’unico luogo in cui non dovevi essere.
Eh sì, ce ne ho messo di tempo!
Ne erano passati troppi di giorni in cui ho pensato “devo andarci!” con la fretta di chi sente il senso di colpa crescere sempre di più, così ho deciso, domani vado.
Quel sabato mattina Lorenzo mi ha svegliata, abbiamo fatto colazione, era sereno, lui.
Ho lasciato dormire Giulia, dopo una settimana di scuola, deve riposare, tu mi capisci, hai avuto figli anche tu.
Però intorno alle nove ho pensato fosse il momento, quindi ho chiesto a Lorenzo di svegliarla, nei suoi 90 cm scarsi che non contengono ancora parole, solo sorrisi, si è diretto, con il migliore che aveva, verso la camera di sua sorella per fare rumore e svegliarla, ovviamente ci è riuscito.
Giulia si sveglia, fa colazione e mi chiede “Allora mamma andiamo stamattina da Gianlu?”
Avevo avvisato anche lei che oggi l’avrei portata da te, lei ti conosce attraverso i miei racconti, attraverso lo sguardo triste che si impossessa di me, nelle occasioni in cui prima sorrido raccontandole un aneddoto, poi cala il buio.
E lei, con grande rispetto e cuore, ha sempre compreso, senza fare domande, senza chiedere perché, lei mi conosce e mi riconosce, tra noi non c’è bisogno delle mie amate parole.
“Sì oggi andiamo, vado a prepararmi e ti chiamo”, dopo poco siamo tutti pronti, prendo la merenda per loro, meglio che abbiano la bocca piena, al cimitero solo silenzio se possibile.
Così partiamo, io sempre più tesa, come se avessi dovuto davvero incontrarti.

Sono passati quasi due anni da quel pomeriggio di novembre, in cui ti ho salutato per l’ultima volta, non avevo saputo trattenere il sorriso quando da quell’auto è uscita anche una corona di rose rosse e blu, i colori del tuo Bologna, tutte le tue sciarpe avevano quei colori, sicuramente ne saresti stato felice.

La verità, mio caro Gianlu, è che farò sempre fatica a perdonarti di aver lasciato questo mondo proprio il giorno del mio compleanno, mi hai regalato un ricordo che non volevo.

Tutto inizia in una notte brava del luglio 1999, una “delegazione” di Casalecchio è reduce da una serata in una discoteca di Riccione, usciamo e si va in spiaggia ad aspettare che faccia giorno, lì ti conosco.

Ricordo di averti parlato e che ti avevo trovato simpatico, mi è sempre piaciuto il genere di ironia che avevi, molto simile alla mia.
Poi passa il tempo e dopo quell’alba non ci si vede più, tu la tua vita e io la mia.
Ma l’anno dopo io mi fidanzo con il tuo Amico. È da quel giorno che tu diventi Gianlu, prima ti chiamavo per cognome, ma no scusami presto diventerai solo Già, che si pronuncia jà, come jalisse, sì lo so che starai dicendo “soccia che esempio di merda jè!”
Hai ragione….non mi veniva nient’altro! 🙂

E quando arrivavo era “Sciao Jè!” e io “Sciao Jà!”
E anche sabato te l’ho detto andando via, mi è sempre caro quel saluto!

Nei due anni e poco più in cui sono stata fidanzata con il tuo amico, abbiamo passato insieme tutti i sabati sera, tanti weekend al mare a coppie durante l’estate, rigorosamente a Ricchione (come lo chiamavi tu) o Miramare, a passare almeno mezz’ora al giorno in sala giochi per fare a gara chi prendeva più pupazzi tra te e il tuo amico..e che ridere che mi facevi quando ad ogni angolo di Riccione ti fermavi e dicevi”ce l’hai la machina? Facce na foto!”

E chissà poi chi era che ve l’aveva detto in quella vacanza a Miramare, non lo so, ma lo ripetevi fino allo sfinimento e quando ci voltavamo con l’intenzione di farti smettere dicevi “Va beh va beh” sorridendo e con la mano sinistra alzata annuivi, riesco a vederti ancora se chiudo gli occhi.

Se ripenso bene a quegli anni, mi vengono in mente le telefonate lunghissime in cui mi raccontavi delle incomprensioni con la tua ragazza di allora e quante volte mi ripetevi le stesse cose, ma ti lasciavo parlare perchè questo eri tu, la ripetizione di cose gradite, la certezza sia della ripetizione (perché Jà ripetitivo lo eri eccome!) e la certezza che una volta in più.. andava bene lo stesso con te!

Ma da amici, tanto amici, a niente quando ho lasciato il tuo amico.

Ti ho incontrato e ti sei girato dall’altra parte e che male mi avevi fatto, tanto.
Per questo ci abbiamo messo un po’ di tempo per sciogliere di nuovo quel ghiaccio che mai pensavo si sarebbe creato.
Ma ce l’avevamo fatta, l’ultima serata insieme al concerto di Vasco, ti ricordo felice, ti ricordo il mio amico, ti ricordo ancora Jà.

Tu sei diventato papà in quegli anni, ci hai invitato al battesimo e poi a tutti i compleanni del tuo bimbo, e ti ricordi quanto abbiamo riso tutti insieme, poi sono rimasta incinta di Giulia e dopo poco la tua vita è cambiata, tante cose nella tua vita erano cambiate e io non sono stata capace di capire, presa dalla mia vita, dai miei impegni e dalla illusoria certezza che tanto “c’è tempo” per chiamare un amico, per farsi vivi, per fare.

E no, il tempo è passato, ci eravamo anche sentiti, tu mi avevi raccontato un po’, non tutto, e ci eravamo messi d’accordo che saresti dovuto venire a cena da noi, ma a Giulia quel giorno era venuta l’influenza e così ti ho mandato un messaggio “rimandiamo, ho la bimba con la febbre”, ho rimandato talmente bene che ti ho rivisto solo in quel pomeriggio di novembre.

E questo è l’unico modo che ho per chiederti scusa, scusa per avere pensato che prima o poi ci sarebbe stato tempo, scusa per non aver saputo starti vicino quando ne avevi più bisogno di altri, scusa per avere considerato sempre il tuo difetto di “tirar pacchi” non anteponendo la domanda “ma perchè non vuole uscire?”.

Avrei potuto essere più comprensiva con te, ma non avevo capito quello che ti era accaduto e non avevo gli strumenti per capire cosa ti stesse succedendo, solo dopo ho capito.

Credimi se ti scrivo che gli errori che ho fatto, li ho fatti tutti in buona fede e ti aggiungo che se ti penso, e ti penso, mi raggiunge una tristezza a cui non so dare fine, quante volte da quel giorno mi sei venuto in mente, quante volte ho parlato di te a casa, quante volte ti ho pensato molto più di frequente rispetto a quando eri qui, e questo non mi da pace, perchè io, come tanti altri nostri amici, ti volevo davvero bene e ci manchi, a tutti.

Ma voglio pensare che ci rivedremo Jà un giorno,

qualcuno fischierà di nuovo un Fiiiiiis

e tu indietreggerai ancora con la sedia

sporgendoti con il viso in avanti per non sporcarti

e berrai fino all’ultimo goccio

il bicchiere di vino che ti avranno versato,

e io riderò ancora

e scosserò la testa vergognandomi ancora una volta

per le canzoni che canterete a squarciagola in mezzo alle persone

e guardandomi riderai anche tu,

di nuovo,

te lo prometto!

3 pensieri su “Ti faccio una promessa!

  1. Mi sono commossa, di recente anche io, per una disgrazia, una serie di coincidenze sfortunate ho perso un amico..”uno della compagnia”.
    Fa male, lacera il cuore, lo so, ma non sentirti in colpa per ciò che non hai fatto e che potevi fare, per ciò che non hai capito. Siamo umani ed è umano anche lui, sicuramente non siamo perfetti, ma la cosa importante è il sentimento sincero, quello sì che è perfetto e sono sicura, sembra banale perché ti conosco solo attraverso queste parole, ma sono sicura che questo sentimento sincero che avevi nei suoi confronti lui se lo è portato con sé.

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      1. È tremendamente difficile, io se ci ripenso non ci credo ancora, mi sembra quasi surreale, per fortuna abbiamo quel posticino nel cuore riservato a chi abbiamo amato e amiamo tutt’ora. Non sarà come averlo qui in carne ed ossa, ma almeno non lo lasceremo andare via del tutto ❤️
        Ti abbraccio forte e grazie a te per aver condiviso questo tuo sentimento qui, dove chiunque abbia vissuto un’esperienza simile possa sentirsi compreso.

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