Osteopatia: la medicina 2.0

Oggi vi voglio parlare di un tema a me molto caro, l’osteopatia.

La definisco la medicina 2.0 perchè così come consideriamo il paracetamolo la panacea di tutti i mali dei bambini, allo stesso modo mi piace considerare in modo più naturalistico questa pratica.

Correva l’anno 2010, ero incinta della mia prima bambina e frequentavo il corso preparto.

L’ostetrica, conduttrice del corso, ci illustra tutti gli eventuali disturbi postnascita dei bambini e ci parla delle famose coliche, rassicurandoci però circa i vantaggi della cura osteopatica.

Ci dice il nome dell’osteopata e da lì nasce il mio avvicinamento a lei e all’osteopatia.

Il fondatore dell’osteopatia è il Dott. Still, americano, nato nel 1828 da padre medico.

Come per la maggior parte delle cose, in Italia arriviamo un po’ dopo e nel 1992 viene fondato il Registro degli Osteopati Italiani che ad oggi è l’unico organo “ufficiale” che si sta prodigando per ottenere il riconoscimento della professione; in molti altri paesi l’Osteopatia è già annoverata tra le metodiche sanitarie.

Quali sono i principi dell’osteopatia?

“Là dove la struttura è normale ed armoniosa, non può esistere la malattia, e se per caso essa riesce a superare la barriera e la difesa organica, sarà rapidamente circoscritta” sosteneva il Dott. Still, e per struttura intendeva la relazione tra le ossa e il sistema muscolo-fasciale che crea un collegamento di continuità in tutto il corpo, il sistema neurovascolare, il linfatico, gli organi e i visceri, le ghiandole endocrine, la pelle, ecc.

L’osteopatia intende il corpo come un’unità, quindi problemi che si manifestano in un segmento corporeo possono essere l’effetto di disfunzioni somatiche a carico di un altro distretto, anche lontano.

Altro principio dell’osteopatia è la capacità del corpo di autoguarirsi per omeostasi.

Tornando a me e al 2010, nasce la mia piccolissima Giulia, di 35 settimane, e man mano che passano le settimane questa bambina comincia alle 16 di tutti i pomeriggi, puntuale come un orologio svizzero, a piangere e ranicchiare le gambe e poi a distenderle come a dare calci alla vita, e poi con le sue manine stringe la mia pelle e piange e piange, e a volte ho pianto con lei!

Allora mi tornano alla mente le parole dell’ostetrica e corro a chiamare Giovanna Ghezzi, che sarebbe diventata poi nei miei discorsi la mia osteopata.

Giovanna mi riceve nel suo studio, mi fa sdraiare Giulia sul lettino, Giovanna si siede e abbraccia i fianchi di Giulia con le mani, Giulia piange e Giovanna mi rassicura, è tutto normale, ma ad un certo punto devo cambiare il pannolino a Giulia perchè si è  liberata, e a distanza di 7 anni da allora, dopo aver fatto il corso sempre con Giovanna che trattava dei traumi della nascita (che esula dal tema osteopatia e che è condotto con la collaborazione di una psicoterapeuta che si occupa anche del prenascita, sapevate esistesse uno psicoterapeuta di questo tipo?) so con certezza che Giulia non aveva liberato solo il suo intestino, ma molto di più.

Di questo però approfondiremo in seguito..to be continued..

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